UN NUOVO NATALE CON 500 LIRE

UN NUOVO NATALE CON 500 LIRE — il nonno, il nipote e le 500 lire, copertina del racconto

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UN NUOVO NATALE CON 500 LIRE

UNA FAMIGLIA · VOL. 02

Un Natale del 1970, un nonno, una letterina e 500 lire.


Da piccolo mangiavo seduto nel seggiolone, chiuso dietro la sua tavoletta di legno. Finita la pappa cercavano di darmi qualcosa per giocare, per distrarmi, ma durava poco. Ero sempre alla ricerca di qualcosa. Ma di cosa?

Quando trovarono la soluzione era già troppo tardi. Avevo appena due anni e mi appoggiarono un panettone Alemagna con i canditi, intero, chiuso e confezionato, per poi accorgersi, nel silenzio del tempo che trascorreva, che era sparito. Ne restava solo una traccia dentro un pezzo di cartone, e del contenuto nulla. Fino a quando mio nonno, lungimirante come sempre, disse che era certo che lo avessi mangiato tutto io, senza lasciare residui.

Allora scoppiò il Casus Belli per capire cosa sarebbe successo, se sarei morto. E nel dubbio, di corsa verso l’ospedale, con mia madre che piangeva pensando che sarei morto e mio padre che rideva come un pazzo, ma nessuno sapeva il perché.

Ci volle molto poco per capirlo. Appena arrivato al pronto soccorso, i medici avvertirono un odore non usuale per quel posto, un olezzo strano. Giusto il tempo che mia madre si accorgesse che avevo riempito il GIRIPÀ di cacca e che lo stesso non era riuscito a contenere altro, lasciando un sentiero tracciato lungo la strada.

Era stata scongiurata la lavanda gastrica, ma mio padre per strada a pulire, come fosse un netturbino. Ma era solo un THE GILLETTE MAN.

E intanto i parenti lanciavano battute ironiche e scherzose, raccontando barzellette a tema, suscitando le ire di mia madre che, permalosa, si sentiva presa in giro e non riusciva a digerire la cosa.

Ma fu solo un Natale del 1967 che mi raccontarono da grande. Perché invece quello del 1970 lo ricordo in prima persona, come co-attore protagonista.

Avevo preparato la solita letterina di Natale, di quelle che ancora oggi zio Jeff vende sul catalogo «AMAZON COMPLINATS» alla voce modello «per un pianto di dollari», con il preciso obiettivo di metterla sotto il piatto in tavola del nonno, che dopo il primo piatto, all’arrivo della seconda portata, avrebbe trovato corrispondenza.

Ma lui, il padre di mia madre, quando fu il momento di cambiare piatto, manifestò l’idea di voler continuare le portate con quel piatto, giusto per non sporcarne un altro.

Non mi accorsi che tutti ridessero al tavolo, ma non era una risata manifesta, era del modello sotto i baffi, e questo andava bene per gli uomini. E invece le donne come facevano? Con gli sguardi e le intese senza parole, un dialogo unico che poi negli anni mi servì a codificare tante cose.

La nonna alla fine fu la mia complice, perché cambiò quel cazzo di piatto e della letterina nessuna traccia, l’avevano sottratta.

«Fermi tutti!» fu il mio grido. Sembrava di essere in una stazione di polizia, fino a quando qualcuno la rinvenne sotto il tavolo e la mise nella sua naturale posizione.

Il nonno si mostrò sorpreso, si chiese chi avesse mai avuto tanto ardire da scrivergli, che figlio di puttana, e dopo aver letto ad alta voce la mia posta mi diede la risposta.

«Caro nipote» mi disse «ogni anno mi scrivi sempre le stesse cose ma i tuoi nobili propositi restano solo nobili, perché dei fatti ne resta ampia traccia e mi prendi per fesso facendo sempre il monello. Poi sai bene che il nonno è pensionato e le mie risorse sono limitate; quindi, ti riconosco una quota Natale dentro l’importo di 500 lire.»

Presi i soldi e lo ringraziai, ma venni sollecitato direttamente da mia madre a dare una risposta. Tutti volevano sapere che cosa avessi in mente.

«Caro nonno, di tutti i tuoi quattro nipoti io sono il secondo più grande e l’unico maschietto, i soldi che mi hai dato li tengo da parte senza spenderli, se ti dovessero servire sai che io li ho anche per te.»

Credo di ricordare di aver risposto così, ma se anche avessi avuto un’amnesia di come sono state dette le parole, il senso era questo.

E dopo 56 anni, questo è il tempo trascorso, avrei voluto averlo accanto fisicamente, perché è sempre rimasto mio nonno ed io non l’ho mai dimenticato.

Dal 7 maggio 1975, giorno in cui lui è ritornato alla casa del Padre, quando posso vado sulla sua tomba e deposito 500 lire di fiori. Ed il fioraio ogni volta non vuole prendersi i soldi e mi dice sempre la stessa cosa: ma dove cazzo le prendi le lire, ormai sono passati oltre 25 anni. Ed io rispondo sempre alla stessa maniera. Sono di mio nonno.

Ciao Nonno.


Ferdinando

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